Aro pugliesi nel mirino dell’Anac: Raffaele Cantone boccia il sistema

mercoledì 23 marzo 2016

Le Aro pugliesi nel mirino dell’Anac, che ha passato in rassegna l’intero sistema degli ambiti territoriali ottimali: “Le risultanze mostrano una non radicata cultura di condivisione dell’attività amministrativa”.

Le Aro della Regione Puglia e la loro attività sono oggetto di una lunga e articolata contestazione da parte dell’Autorità di vigilanza che si conclude addirittura con una denuncia alla Procura della Repubblica di Bari e alla Corte dei Conti.

L’intervento dell’Anac era stato di recente sollecitato dall’avvocato Pietro Quinto per la vicenda dell’Aro Le/9, che ha consentito all’Autorità di vigilanza di sindacare anche l’attività delle altre Aro e che ha comportato una durissima reprimenda da parte di Raffaele Cantone.

Il massimo responsabile dell’Autorità nazionale anticorruzione ha passato in rassegna l’intero sistema degli Ambiti territoriali ottimali della Regione Puglia e ha concluso impietosamente che “Le risultanze istruttorie mostrano una non radicata cultura di condivisione della attività amministrativa, di un confronto costruttivo tra i rappresentanti delle comunità locali, che ha impedito una sintesi degli interessi locali tempestiva, stabile e produttiva di effetti”.

Tutto questo nasce dagli esposti redatti dall’avvocato Pietro Quinto per conto dei sindaci dei Comuni di Parabita, Miggiano, Specchia e Montesano Salentino che si erano opposti, dopo aver conseguito anche un risultato favorevole del Tar Lecce, alla determinazione della maggioranza guidata dal Comune di Casarano che aveva improvvisamente revocato il bando di gara indetto dalla stessa Aro quando era a guida del Comune di Parabita e sottoposto a riesame il Piano d’Ambito, così azzerando tutti gli atti del procedimento e determinando una violazione dei termini posti dalla Legge istitutiva dell’Aro per gli adempimenti utili alla gestione unitaria dei servizi di igiene.

Nei vari esposti, l’avvocato Quinto aveva evidenziato che così facendo non solo si violavano i termini perentori, riconosciuti oggi come tali anche dall’Anac, per l’esercizio delle funzioni istituzionali ma in buona sostanza si finiva per favorire le illegittime proroghe dei servizi gestiti dai singoli comuni in violazione di tutte le leggi in materia di appalti.

Ancora una volta gli amministratori - come sottolineato nella relazione di Cantone - sono sintomo ed evidenza di una amministrazione locale più interessata al mantenimento dello status quo. Nessuna Aro della Regione Puglia si salva dal giudizio impietoso di Cantone, che denuncia, in particolare, il prolungato ricorso dei sindaci alle ordinanze di proroga degli affidamenti in essere nei singoli Comuni, invece di far funzionare gli Aro e di indire pubbliche gare per l’affidamento degli appalti nel rispetto della legge.

La conclusione di tutto ciò è quella già invocata nei vari esposti dall’avvocato Quinto che sollecitava sia il Prefetto che la Regione ad esercitare i poteri di loro competenza per la nomina di Commissario per il ripristino della legalità violata.

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