Centro sociale "Terra Rossa", dal degrado al recupero: così ritorna a vivere l'ex asilo

domenica 13 marzo 2016
Grandi lavori nel nuovo centro sociale "Terra Rossa" di Lecce: decine di volontari al lavoro per restituire dignità al luogo abbandonato.

Enormi sacchi della spazzatura pieni di ogni cosa davanti all’ingresso del nuovo centro sociale “Terra rossa”, in via Casavola a Lecce, segnano il passo dei lavori in corso. I volontari, armati solo di guanti, stracci, scope e tanta buona volontà, tentano di restituire decoro al luogo abbandonato da anni. Fervono le attività nel nuovo centro sociale occupato nella notte del 12 marzo. L’ex asilo “Angeli di Beslan” è stato trovato in condizioni pietose. All’interno - accanto agli arredi ancora intatti e ai cartelloni con foto di bambini sorridenti - fanno bella mostra siringhe, cartacce, escrementi; tutte tracce di anni di vandalismo e incuria.

Alcune stanze sono già state ripulite. Con pazienza, persone di ogni età e provenienza hanno lavato tutto, creando delle zone già abitabili. Litri di candeggina hanno cancellato la sporcizia ormai incrostata, salvato il salvabile, messo al sicuro le decine di cartelle e documenti - anche con dati sensibili – abbandonati. Il lavoro procede con l’impegno di tutti. L’obiettivo è ambizioso: restituire alla città uno spazio sociale, alla portata di tutti, in cui fare attività culturali e creare servizi.

Lo ribadisce ancora Fabio De Nardis, docente universitario, che nel progetto fin da principio ci ha messo la faccia: “Sarà un laboratorio collettivo di progettazione territoriale e formazione”.

Un progetto culturale in piena regola, dunque, non solo un atto di disobbedienza. Non un muro contro muro con l’amministrazione, ma invece un tentativo di far comprendere le urgenze di un territorio. Bisognerà insomma aspettare per capire cosa accadrà, quale soluzione si possa trovare per garantire lunga vita al nuovo centro sociale.
Quale sia lo spirito degli occupanti lo si capisce anche da piccoli particolari. All’interno, ad esempio, sono state trovate decine di culle in ottime condizioni. “Aspettiamo di capire se il Comune le voglia riprendere” spiega Fabio De Nardis “sono ancora utilizzabili, è uno spreco lasciarle inutilizzate. Nel caso in cui invece nessuno le reclami, pensiamo di darle a chi ne ha più bisogno”.

Tante le attività che il posto potrebbe ospitare, come spiegato nella prima assemblea tenuta ieri, 12 marzo ed esplicitato sulla pagina del Csoa. Eccone alcune: Laboratorio Psicomotorio per bambini; Conservatorio popolare (vari strumenti); Lezioni di italiano per migranti; Lezioni di lingua (inglese, spagnolo, arabo); Corsi di formazione politica ed economica; Corsi di teatro e dizione; Laboratorio di scrittura; Corso teorico-pratico di cucina salentina; Orto sociale; Corsi di agricoltura biologica, organica e biodinamica; Servizio ludoteca popolare; Servizio biblioteca sociale; Servizio doposcuola; Corso di lavorazione della pietra leccese; Mensa popolare; Sportello legale per migranti; Sportello di consulenza sindacale (patronato); Iniziative di Sport popolare; Osservatorio sulla repressione; Laboratorio di street art; Computer trashing; Centro studi geopolitici.
Ed inoltre, presentazioni di libri, esperienze di mutualismo sociale, iniziative culturali, concerti.

D’altra parte l’obiettivo è stato chiaro fin dalle premesse, da quel manifesto politico da cui è partita l’iniziativa di occupazione.  Come si legge nel progetto, tra gli obiettivi vi è “Promuovere socialità e partecipazione e contribuire alla crescita civile dell’intera comunità, realizzando attività culturali nonché servizi, pratiche di mutualismo ed esperienze di autogoverno sociale. Contribuire alla diffusione dei valori e delle pratiche democratiche dentro un modello autogestionario e in un’ottica di partecipazione diretta alle questioni di interesse collettivo e di solidarietà nei rapporti umani e fra i popoli, così come alla pratica e alla difesa dei diritti e delle libertà individuali e sociali; Avanzare proposte agli Enti Pubblici partecipando attivamente alle forme decentrate di gestione democratica del potere locale per un’adeguata programmazione sociale e culturale sul territorio. Organizzare iniziative, attività culturali, sportive, turistiche e ricreative atte a soddisfare esigenze di conoscenza, di svago e, al contempo, di consapevolezza critica e autodeterminazione sociale”

(Qui il progetto integrale)

Intanto il quartiere Casermette guarda incuriosito. I primi commenti sono positivi. Stanchi di vedere il luogo preda di tossicodipendenti e vandali, in molti guardano con favore a questi strani occupanti armati di libri, stracci, buona volontà e sorrisi.

mp

In gallery le foto del “prima e dopo” del centro sociale

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