Referendum, l’Anci si schiera a favore del “Sì”. Sostegno del Comune di Lecce

venerdì 11 marzo 2016

L’amministrazione comunale ha invitato tutti i comitati e le associazioni a mobilitarsi.

Anche l’Anci a favore del “Sì” al referendum. La decisione in una riunione svoltasi questa mattina a Bari a cui hanno partecipato i delegati di tutti i Comuni pugliesi.

L’obbiettivo della riunione è stato quello di condividere un impegno comune per una efficace e chiara informazione sul quesito referendario al fine di ottenere la massima partecipazione alla consultazione da parte dei cittadini ed il raggiungimento del quorum del 50% + 1.

Il Comune di Lecce ha preso parte ai lavori attraverso la presenza dell’Assessore Andrea Guido. Con la consultazione del 17 aprile tutti i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sull’attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nelle acque del nostro paese entro 12 miglia marine dalla costa, circa 22,2 km.

Il quesito chiede l’abrogazione del testo di legge che prevede la possibilità che le attività di coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro le 12 miglia proseguano per tutta la vita utile del giacimento. Con la vittoria del sì le attività dovranno essere dismesse allo scadere della concessione.

Il referendum riguarda solo i giacimenti già esistenti, perché la richiesta di nuove concessioni per estrarre a ridosso della costa già è vietata.

“Oggi la legge stabilisce che gli impianti che esistono entro 12 miglia marine dalla costa possono continuare la loro attività fino all’esaurimento del giacimento - dichiara Andrea Guido. Gran parte delle 66 concessioni estrattive marine che ci sono oggi in Italia si trovano oltre le 12 miglia marine, e non sono coinvolte dal referendum. Il referendum riguarda soltanto le 21 concessioni che invece si trovano entro questo limite, di cui tre sono proprio in Puglia. Le prime concessioni che scadranno sono quelle degli impianti più vecchi, costruiti negli anni Settanta. Le leggi prevedono che le concessioni abbiano una durata iniziale di trent’anni, prorogabile una prima volta per altri dieci, una seconda volta per cinque e una terza volta per altri cinque; al termine della concessione, le aziende possono chiedere di prorogare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. Se al referendum dovessero vincere il sì, gli impianti di cui si parla dovranno chiudere tutti allo scadere delle concessioni, entro circa vent’anni.

In realtà, avendo approfondito l’argomento - prosegue l’assessore comunale - posso tranquillamente ammettere che le attività estrattive, se condotte nel rispetto della legge e dei regolamenti, non producono livelli di inquinamento preoccupanti. La ragione principale del mio impegno per il sì, quindi, è politica: dare al governo un segnale contrario all’ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative”.

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