Ex Apisem: Semeraro condannato in appello a 2 anni e mezzo

sabato 27 febbraio 2016

In appello confermata la pena per Giovanni Semeraro: avvelenamento colposo delle acque.

Condanna a 2 anni e mezzo confermata in appello per l'ex patron del Lecce calcio Giovanni Semeraro. Il processo per l'inquinamento della falda acquifera nella zona dell'Apisem, quello che fu il deposito di carburante di proprietà dell'imprenditore leccese, ha confermato la stessa sentenza del primo grado, celebratosi nel novembre del 2013.

La pena prevede 2 anni e 2 mesi per avvelenamento colposo delle acque e 4 mesi per mancata comunicazione.

La falda che si trova in corrispondenza dell'ex Apisem, della vicina area universitaria "Studium 2000" e di diverse proprietà private nei pressi di via Taranto, tra cui quella della famiglia Fiorentino, è da anni inquinata con quantità elevate di idrocarburi. Già la sentenza di primo grado affermò come gli interventi per frenare il livello della contaminazione fossero arrivati con colpevole ritardo. Ad oggi, dopo 19 anni dalla chiusura del deposito, la falda rimane fortemente inquinata.

Soddisfatto dell’esito l’avvocato, Giuseppe Bonsegna, che insieme a Michele Bonsegna ha difeso gli interessi della famiglia Fiorentino, ma preferisce non commentare la sentenza: “Certamente è un risultato importante, sapendo che quando siamo partiti, nel 2006, eravamo guardati con sospetto. Oggi, c’è una maggiore sensibilità alle questioni di questo tipo, ma credo che il merito del risultato ottenuto vada dato alla tenacia del signor Sergio Fiorentino, che si è prodigato perché si facesse chiarezza su questa vicenda. Noi gli abbiamo offerto tutto il nostro supporto tecnico”.

Occorre sottolineare che in primo grado, la giudice Silvia Minerva aveva trasmesso gli atti al pubblico ministero, Ennio Cillo, perché valutasse la posizione del sindaco di Lecce, Paolo Perrone, del dirigente dell’Ufficio Ambiente, Fernando Bonocuore, dei dirigenti del servizio gestione rifiuti e bonifica della Regione Puglia, del funzionario regionale del procedimento amministrativo, per i reati di omissione di atti d’ufficio e concorso nell’avvelenamento delle acque. Alla luce di questa conferma, la Procura potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di ulteriori approfondimenti sulle possibili responsabilità amministrative, per fare luce su un caso che continuerà certamente a far discutere. 

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