Trivelle, le prospezioni al largo del Montenegro in zone con ordigni inesplosi

sabato 13 febbraio 2016

Il coordinamento No Triv chiede che siano bloccate le prospezioni geosismiche e le successive trivellazioni condotte con Air gun, perché pericolose per la Puglia.

L'iter amministrativo sulle consultazioni transfrontaliere per le trivellazioni del Mar Adriatico, va bloccato perché le prospezioni geosismiche e le successive trivellazioni, condotte con la tecnica dell'Air gun, saranno pericolose anche per la Puglia. In quelle stesse aree, infatti, sono presenti ordigni inesplosi.

E' questo il cuore delle osservazioni presentate dal Coordinamento NoTriv Terra di Bari, dal Comitato Bonifica Molfetta, dal Coordinamento No Triv Basilicata e dal Movimento Mediterraneo No Triv, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Italiano, al Ministro dell’Economia del Montenegro e alla Regione Puglia.

Le Consultazioni Transfrontaliere riguardano 13 blocchi in Mare Adriatico, gli stessi già messi a bando dal governo montenegrino nel 2013. Le onde sonore impiegate dall’Air gun, secondo i coordinamenti anti-trivelle, sono altamente dannose per la fauna - danneggiano gli organi interni, interferiscono con il senso di orientamento e con la vita sociale degli animali - e hanno impatti negativi anche sulla flora marina.

Ma il punto, ancor più pericoloso, è un altro e riguarda le zone da trivellare.

Queste coincidono con depositi sottomarini di ordigni inesplosi, anche a caricamento chimico, risalenti alla seconda guerra mondiale e al recente conflitto nella ex – Jugoslavia, così come dimostrato dalla “Map of unexploded ordnance dumping sites in the southern adriatic sea” - progetto R.E.D.C.O.D. cofinanziato dalla Commissione Europea - e dalla Carta Nautica n. 136 dell’Ufficio Idrografico del Regno Unito.

La sovrapposizione - scrivono i comitati - preoccupa perché nello Studio di Impatto Ambientale e nella Sintesi Non Tecnica (SNT) riportati sul sito del Ministero montenegrino, gli strumenti utilizzati per la fase d’indagine e la realizzazione di pozzi esplorativi non sono stati messi in correlazione con la presenza degli ordigni bellici; tra gli eventi accidentali non è stata considerata la possibilità di intercettarne uno, non ne vengono valutati i rischi, quali potrebbero esserne le conseguenze e le azioni da intraprendere immediatamente e a lungo termine per la bonifica e la messa in pristino dell’area, nonché gli impatti che deriverebbero sull’intero ecosistema del Mare Adriatico. Le zone "belliche" sono vicine alle coste pugliesi. 

Fonte: BariSette.

 

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