Fusione dei piccoli comuni, Stomeo invita alla riflessione: “Non ci deve essere obbligo”

venerdì 5 febbraio 2016
Il sindaco di Melpignano e presidente dei Borghi Autentici d’Italia contro la proposta di legge del Pd.

Obbligare i piccoli comuni a fondersi, come prevede una recente proposta di legge, non è una strada virtuosa. Lo ribadisce Ivan Stomeo, sindaco di Melpignano e presidente dei Borghi Autentici d’Italia.

“Nel 2016 -spiega il primo cittadino- si sono uniti vecchi comuni in aggregazioni che solo in tre casi superano i 5mila abitanti; nel 2015 solo in un caso; meglio nel 2014 dove alcune fusioni hanno creato comuni con popolazione anche superiore ai 10mila abitanti e su tutte spicca il nuovo comune di Valsamoggia, di oltre 29mila abitanti.

Obbligare i comuni al di sotto dei 5mila abitanti a fondersi in comuni con popolazione superiore ai 10mila significherebbe in moltissimi casi, se ci basiamo sui confini territoriali attualmente presenti e parimenti sulla densità abitativa dei piccoli comuni, avere comuni con una vastità territoriale considerevole e tale da dovere istituire nuovi municipi e nuovi servizi

Considerando che la fusione fra comuni è tuttora incentivata, non avrebbe senso che non fosse proposta e messa ai voti. La razionalizzazione dei servizi e delle funzioni, avviene e sta avvenendo già attraverso le unioni di comuni, ma non necessariamente la spesa della pubblica amministrazione diminuisce e si migliorano le performance del territorio, anche con tale strumento. Non dappertutto, insomma.

Le fusioni hanno i loro pro e i loro contro e occorre adeguatamente ponderarne la nascita caso per caso, utilizzando il tempo necessario. Sui piccoli comuni prioritariamente occorre che si investa per introdurre gli strumenti e l'assistenza tecnica e formativa necessaria per migliorare la performance amministrativa, assistendoli nella razionalizzazione della spesa e per instillare una maggiore collaborazione, anche economica e di "auto-mutuo-aiuto" fra amministrazioni e cittadini e, ad esempio, proprietari di seconde case.

Verifichiamo piuttosto che non sia più coerente con quanto accade in Italia oggi, circa le fusioni, utilizzare parte dei fondi destinati ad esse e attingere a quota parte dei fondi europei, per creare dei gruppi competenti di intervento in grado di insegnare a razionalizzare la gestione dei territori, delle spese, degli introiti”.

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