Una criobanca a Nardò per conservare gli ovociti delle ragazze in cura chemio e radioterapica

martedì 2 febbraio 2016

Al centro di procreazione medicalmente assistita di Nardò, verrà effettuata la crioconservazione dei tessuti ovarici delle ragazze in cura, per 5-10 anni e anche oltre.

Al centro Pma (procreazione medicalmente assistita) di Nardò il dottore Antonio Luperto è fiducioso che la Asl farà arrivare quanto prima le attrezzature necessarie. I locali dove verrà effettuata la crioconservazione dei tessuti ovarici per 5-10 anni e anche oltre, sono stati completati, compresi gli impianti elettrici. Adesso si attendono dei particolari congelatori a lento congelamento, un ecografo di livello, un microscopio e altro. Nella Asl di Lecce si punta sulla crioconservazione del patrimonio riproduttivo naturale.

«Noi, in questo momento – chiarisce Luperto -  più che pensare all’eterologa come fanno in altri centri, stiamo pensando ai nostri ragazzi e ragazze che in età fertile incappano in un cancro al seno, in una leucemia,  in un linfoma non hodgkin,  per cui devono iniziare la chemio o la radio terapia. Processi che bruciano il corredo riproduttivo mandando le donne in menopausa. E sono tante – aggiunge -  soprattutto ragazze.  Basta frequentare i day service di oncologia per rendersi conto».

«Una volta guariti – continua il ginecologo -  alla ragazza che è già sposata e che non vuole avere altri figli quel pezzettino di ovaio glielo reimpiantiamo e così evita di andare in menopausa.  Chi vuole figli invece, con il seme del loro marito-compagno provochiamo la fertilizzazione in laboratorio, creiamo l’embrione e lo  impiantiamo direttamente. A questo punto però parliamo di un loro figlio».

Oggi per legge le strutture sanitarie hanno l’ obbligo di informare i ragazzi che c’è un centro pubblico dove possono conservare il liquido seminale o un pezzettino (1 millimetro quadrato) di corteccia delle ovaie che contiene centinaia di follicoli, prima di iniziare la chemio o la radioterapia.

Fino ad oggi le ragazze venivano avviate al centro di Torino, dal professor Giancarlo Revelli. «Ma erano poche quelle che accettavano di recarsi a Torino, pochi giorni prima di iniziare la chemioterapia. Non erano nello spirito giusto – spiega il dottore Luperto – Quando avremo avviato la crioconservazione a Lecce, noi da Nardò ci rechiamo al Fazzi e qui il dottore Antonio Perrone pratica la biopsia per il prelievo. Sarà tutto più facile».

Fonte: Salute Salento

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