Xylella, i legali dei ricercatori indagati: "Non c'è errore nei dati"

lunedì 1 febbraio 2016
In una conferenza stampa indetta a Bari, gli avvocati Francesco Paolo Sisto e Onofrio Sisto hanno spiegato qual è il risultato degli accertamenti che hanno condotto a difesa dei ricercatori indagati.

«Nell’interrogatorio del 14 luglio della dottoressa Saponari è dimostrato che vi è perfetta coincidenza tra i dati dei consulenti della Procura e i dati dei ricercatori indagati. Vi è coincidenza di dati e non c’è motivo, non c’è materia del contendere. Con molta pacatezza il nostro è un contributo scientifico al chiarimento perché si possa intervenire con maggiore efficacia: più informazioni condivise ci sono, più efficacia può esservi nelle scelte che sono certamente della scienza, della politica e anche del giudice». Francesco Paolo Sisto, assieme al collega Onofrio Sisto, difende Maria Saponari, uno dei ricercatori indagati dalla procura di Lecce per reati ambientali contestati in seguito alla diffusione della xylella. E oggi a Bari, ha discusso dei profili scientifici e di tutela della diffusione del batterio.

«Il problema è che se i provvedimenti giudiziari hanno avuto come fondamento la consulenza dei tecnici nominati dalla procura e se vi è identità sui dati e sui risultati conseguiti dai consulenti della procura e dai ricercatori indagati, diventa un po’ più complicato ipotizzare condotte violatrici del precetto penale. Quindi capire cosa i ricercatori abbiano sbagliato o in che modo abbiano potuto trarre in errore qualcuno, diventa complicato se c’è identità di posizioni scientifiche», incalza Onofrio Sisto e continua: «La dottoressa Saponari ha fornito quattro ore di ascolto assieme a file grezzi, cioè alla documentazione dalla quale oggettivamente si può risalire alla correttezza e identità dei dati. E questo ascolto è avvenuto anche alla presenza di consulenti della procura e quindi alla presenza di chi anche scientificamente era in grado di cogliere la bontà o meno di determinate osservazioni e di determinate documentazioni. A noi dispiace verificare che in un elaborato della consulenza del 16 ottobre si confessa che i dati si fermano al 12 maggio. Vorremmo capire il perché nella consulenza si deposita il 16 ottobre e non viene in alcun modo citata, non dico valorizzata, ma nemmeno citata per smentirla quella depositata il 14 luglio dagli indagati. E a noi dispiace».

«Non ci sono dati diversi da quelli depositati ed è proprio quello che abbiamo cercato di dimostrare ma soprattutto era già agli atti dal 14 luglio: i consulenti si fermano al 12 di maggio e quindi, se fossero andati oltre, se fossero arrivati al 14 luglio tutti questi condizionali su ipotesi di variabilità genetica, che poi sono quelli che hanno contribuito a motivare la movimentazione della magistratura, non ci sarebbero stati», ribadisce Francesco Paolo Sisto e aggiunge: «Le informazioni di tutti sono corrette, anche quelle del consulente del pubblico ministero. Noi difendiamo quelle informazioni perché sono le nostre» . I legali fanno notare anche la presenza di imprecisioni nei documenti forniti. «Il problema è che nel provvedimento del giudice viene citata una piantina che è stata fornita e che contiene errori – come abbiamo verificato – errori macroscopici e imbarazzanti è chiaro che quando un elaborato di questo genere diventa una parte importante di un provvedimento giudiziario addirittura di convalida, è chiaro che dovevano essere fornite al giudice piantine un po’ più accurate».

«Non dimentichiamo – sostengono i legali - che i reati ambientali contestati sono contestati a titolo di colpa per cui anche questo è un altro elemento importante: non l’hanno fatto intenzionalmente, non c’è il dolo e il concetto di imperizia è anche questo un elemento su cui i dati scientifici diventano essenziali». «Non vi è stato nessun approccio che non fosse perfettamente corrispondente alla verità: se noi diciamo che siamo stati corretti, che non abbiamo falsificato né ideologicamente né materialmente questo esorcizza qualsiasi fantasma che sia riconducibile al falso. Lavoriamo a 360 gradi, a tutto campo, non a uomo ma a zona», concludono.  

Fonte: Barisette.it

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