Cresce ancora la sofferenza bancaria nel Salento, oltre 13mila segnalati alla Centrale rischi

sabato 30 gennaio 2016
In rapporto ai prestiti erogati dagli istiuti di credito, il 18 per cento rischiano di non essere più restituiti. 

A partire da marzo 2009 crescono senza sosta le sofferenze bancarie nel Salento. Ammontano ad oltre un miliardo di euro nella sola provincia di Lecce e, per la precisione, lo stock complessivo si attesta alla cifra record di un miliardo 110 milioni.

In rapporto ai prestiti erogati dagli istituti di credito (8 miliardi 451 milioni), le sofferenze rappresentano il 13 per cento. Si tratta della percentuale più elevata. E’ quanto rileva l’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce, diretto da Davide Stasi, che ha elaborato gli ultimi dati della Centrale dei rischi.

Le sofferenze rappresentano la somma di quelle rate non rimborsate dai clienti alle banche e la cui riscossione appare incerta. Possono tradursi in possibili perdite in bilancio per le società e gli intermediari creditizi. L’incremento è dovuto, principalmente, all’aggravarsi della recessione che continua a penalizzare i comparti produttivi e commerciali del Salento. Non si intravedono, al momento, spiragli di luce.

Parallelamente, continua ad aumentare il numero degli affidati, cioè le persone segnalate alla Centrale dei rischi. Ce ne sono ben 13.714 nella sola provincia di Lecce (erano 8.294 all’inizio del 2009).

“L’incremento delle sofferenze bancarie è la dimostrazione più evidente dello stato di crisi attraversato dalle aziende e dalle famiglie salentine», rileva Davide Stasi, direttore dell’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce “Sempre più imprenditori, infatti, si trovano in affanno nel rimborsare i finanziamenti ottenuti dalle banche per portare avanti la propria azienda. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di recessione che stiamo tuttora vivendo sono tra le principali cause che hanno fatto esplodere l’insolvibilità, nonostante la sempre più rigorosa selettività della clientela alla quale le banche hanno erogato il credito negli ultimi tempi. Ciò – spiega Stasi - spiegherebbe la difficoltà di accesso al credito che quotidianamente riscontrano le famiglie e le micro e piccole imprese”.

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