Somme indebitamente erogate, l’Inps le richiede indietro dopo 30 anni. Cgil: “Assurdo”

giovedì 28 gennaio 2016

Sarebbero sempre più numerosi i casi anche in provincia di Lecce in cui l’Inps starebbe richiedendo a vedove ed eredi di pensionati somme indebitamente erogate dopo 30 anni. Spi Cgil: “Raggiunto limite del ridicolo”.

“La informiamo che, per il periodo dal 01.10.1985 al 31.07.1987, sulla prestazione n. XX del Signor XY, eliminata per decesso del titolare, è stata corrisposta la somma di €. 2.342,66 non spettante per i seguenti motivi (…). L’Istituto, per legge, deve procedere al recupero della predetta somma rivolgendosi anche agli eredi (…). In allegato troverà il bollettino MAV che dovrà utilizzare per il pagamento della somma”.

È questo quanto si legge, nero su bianco, in una lettera datata 15 dicembre 2015 indirizzata alla vedova di un titolare di pensione Inps in provincia di Lecce: un testo con cui l’Istituto di previdenza chiede la restituzione di somme percepite negli anni compresi tra il 1985 e il 1987. Più di trent’anni fa, ovvero, periodo andato da tempo in prescrizione. Non sarebbe l’unico caso in provincia, secondo le informazioni della Spi Cgil.

“Dobbiamo purtroppo constatare che i presidenti cambiano – afferma il segretario generale Ninì De Prezzo - ma i comportamenti dell’Inps sono sempre gli stessi, soprattutto quando si tratta di fare cassa sui pensionati. Ma con questo atti riteniamo che si sia superato il confine del ridicolo”. “In molti – prosegue - abbiamo sperato, in questi mesi, in un radicale cambiamento dell’Istituto e che certi comportamenti, che potremmo definire persecutori, dei dirigenti non si ripetessero più. Invece, la musica è sempre la stessa”.

“L’Istituto – evidenziano dal sindacato - ha bisogno di una profonda riorganizzazione che, prima di tutto, eviti che tanti pensionati ricevano lettere di indebiti di questo tenore, qualifichi il rapporto con i cittadini utenti, porti a trasparenza gli interventi, evitando, come succede nel campo delle invalidità civili, il sovrapporsi delle verifiche e dei controlli. Lettere come quella oggetto di questa denuncia, di indebito riferito a trent’anni fa, provocano frustrazioni e preoccupazioni in chi le riceve, soprattutto se la destinataria è titolare di un reddito minimo di reversibilità che le impedisce di avere una vita dignitosa”.

 

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