Cassa integrazione, oltre 4milioni le ore autorizzate in provincia di Lecce

domenica 24 gennaio 2016

Si registra un calo del 27% rispetto al 2014. Giannetto (Uil): “Il segno meno logica conseguenza della moria di imprese sul territorio”.

Nel 2015 sono state autorizzate oltre 4 milioni di ore di cassa integrazione nella provincia di Lecce, un valore che mostra un calo del 27,1% rispetto all'anno precedente, ma con dati sulla cig ordinaria che - come segnala l'Inps - da molti mesi “non sono attendibili” e non permettono, quindi, di esprimere una valutazione credibile. È quanto emerge dall’11esimo Rapporto Uil sulla cig che segnala come "nel secondo semestre del 2015, in ben 125 casi c’è un anomalo 'zero' nella casella di molte province per la cassa ordinaria e la cosa si manifesta per 70 volte nelle caselle della cassa in deroga".

Ecco tutti i dati. Le ore di cig complessivamente autorizzate nel 2015 sono 4milioni449mila527 contro i 6milioni106mila525 del 2014 (-27,1). Il ricorso maggiore è alla cassa integrazione straordinaria che assorbe 2milioni453mila644 ore (con una flessione del 15,2 per cento rispetto all’anno precedente), seguita dalla cig ordinaria con 1milione862mila786 ore (-25,5) e, infine, dalla cig in deroga con 133mila097 ore (-81,3).

I dati regionali fotografano una flessione di richieste, tra il 2014 e il 2015, in tutte le province pugliesi con in testa Brindisi (-47,7) e Foggia (-29,3), seguite da Lecce (-27,1), Bari (-23,8) e Taranto (-22,9). In valori assoluti, tuttavia, la provincia pugliese più “cassintegrata” è Bari con 12,9 milioni di ore, seguita da Taranto (16,8 mln) e Lecce (4,4 mln), quindi Foggia (2,9 mln) e Brindisi (1,2 mln).

Quanto alla “protezione” dei posti di lavoro, grazie alla cig sono stati oltre 18mila i lavoratori salvaguardati nel 2015, di cui oltre 2mila in provincia di Lecce.

Anche a dicembre 2015 il dato della cig è fortemente condizionato dal fermo amministrativo. Risultano autorizzate “solo” 149mila807 ore, poiché nelle tabelle Inps ci sono due anomali “zero” nelle caselle relative alla cig straordinaria e in deroga.

“Il segno meno alla voce cassa integrazione è una logica conseguenza della morìa di imprese sul territorio, in particolare delle piccole aziende, quelle che per intenderci chiudono senza fare scalpore e, in molti casi, senza alcun diritto, per i lavoratori, alla cassa integrazione”, commenta il segretario generale Uil Lecce, Salvatore Giannetto. Inoltre, osserva, “va sottolineato il costante aumento del lavoro nero, in particolare in settori trainanti per la nostra economia, come l’agricoltura”.

Se i dati Inps sulla cassa integrazione non fossero condizionati dal fermo amministrativo per la cassa ordinaria e da quello normativo e finanziario (mancanza di risorse) per la cassa in deroga, “non potremmo che tirare un sospiro di sollievo”, sottolinea ancora il segretario generale Uil Lecce. “Ma in realtà – spiega – il bilancio di fine anno 2015 fa emergere come la crisi stia selezionando, nel bene e nel male, il nostro sistema produttivo: a fronte di imprese che stanno risalendo la china, ve ne sono moltissime che sono sull’orlo della crisi irreversibile. Ciò dovrebbe comportare una diversa politica economica, che non si vede all’orizzonte, sia in termini di scelte strategiche (individuazione degli asset su cui investire) sia per quanto riguarda politiche economiche che favoriscano la ripresa, come il sostegno ai consumi e politiche fiscali adeguate a sostegno di salari e pensioni”.

“Preoccupa, infine, - sottolinea il segretario Giannetto - ciò che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi con l’entrata in vigore del Jobs Act in tema di ammortizzatori sociali. Infatti, nonostante l’allarme del sindacato, e di molti osservatori, la nuova cassa integrazione subirà forti limiti sia per la durata (massimo 24 mesi in 5 anni) sia per l’effetto indotto dall’alto costo che un azienda, peraltro in crisi, dovrà sopportare in termini economici (ticket di accesso). Tutto questo, appunto, in quadro economico ancora incerto, potrebbe indurre molte imprese a rinunciare a combattere (ristrutturarsi per ripartire) e procedere per la strada, socialmente grave, della riduzione parziale o totale del personale”.

 

 

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