Emiliano: "Il piano di riordino totalmente stravolto dai Ministeri". Ecco cosa cambierà

venerdì 22 gennaio 2016

Il piano di riordino sanitario della Puglia è stato "completamente stravolto".

Il governatore Michele Emiliano riassume così l'esito del vertice romano tenuto ieri tra le strutture tecniche dei Ministeri per lo Sviluppo Economico e della Sanità e della Regione Puglia, mirato a passare sotto la lente la bozza di piano ospedaliero inviata già nelle scorse settimane. "Il costo del lavoro è troppo alto - ha spiegato entrando nel dettaglio il presidente - bisogna tagliare e su questo il Ministero non cede di un millimetro. Se ad esempio abbiamo una sala parto con quattro addetti, a distanza di una ventina di chilometri da un'altra e non abbiamo personale da assumere, una delle due va chiusa. Questo è chiaro, ed è inutile arrabbiarsi con il presidente o con il destino".

Sono tre le obiezioni mosse dai tecnici del Mise: la prima riguarda gli ospedali di primo livello che in Puglia sono troppi e persino accorpati. E' il caso di Andria e Canosa e Bisceglie e Trani nella Bat, Copertino e Galatina e Gallipoli e Casarano in provincia di Lecce. Per il Ministero va modificata l'impostazione, riducendo il numero delle strutture di I livello. Ma la Regione tenterà di spuntarla proponendo la conversione a ospedale diurno di un nosocomio della coppia e la classificazione a I livello dell'altro.

Il secondo punto riguarda gli ospedali di base, sono troppo pochi. Nell'ottica romana, invece, bisognerebbe avere una impostazione a piramide con un grande ospedale per provincia - come lo è ora -, a fungere da Hub, qualche ospedale di primo livello e molti ospedali di base che, per vocazione, hanno il compito di sfoltire gli accessi alle grandi strutture.

L'ultima obiezione riguarda il percorso nascita, dai reparti di Ostetricia e Ginecologia agli screening neonatali. Una simulazione già fatta è quella della Asl di Lecce. Attualmente ci sono 146 posti letto divisi fra 4 punti nascita. Il costo del personale è di 9milioni e 100 mila euro. Se si riducessero a tre, il costo scenderebbe a 8milioni e 200mila euro. Un risparmio che, dovendo tirare la cinghia ovunque, sarebbe di fondamentale importanza.

La novità introdotte nella Legge di Stabilità 2016, inoltre, obbigano ogni singola struttura ospedaliera ad un equilibrio economico che, al più, prevede un divario del 10% tra costi e ricavi. Ad oggi nessun ospedale pugliese risponde a questo requisito: per questo la Regione disporrà l'entrata in piano di rientro di tutti gli ospedali. Ciò vorrà dire che i direttori generali dovranno predisporre un piano industriale di risanamento prima che la tagliola imposta dal governo e in vigore dal 2017, imponga la chiusura della struttura e la decadenza del manager.

Bisognerà risparmiare e questo potrebbe tradursi nella procedura di mobilità per medici e infermieri anche in aziende di altre province.

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