Il primario di Cardiochirurgia al lavoro: "Puntare su mini invasività chirurgica e scompenso cardiaco"

lunedì 18 gennaio 2016

Il cardiochirurgo Giovanni Casali, salentino di origine ha visitato il reparto del “Fazzi” e conosciuto i colleghi.

Primo giorno di servizio alla Cardiochirurgia del “Vito Fazzi” per il nuovo primario Giovanni Casali, savonese con derivazioni salentine. Il cardiochirurgo, fino a ieri all’ospedale San Camillo di Roma, si è recato al suo nuovo reparto al primo piano del “Fazzi”, come raccontato da Salutesalento.it. Si è presentato ai colleghi e al personale sanitario e ha fatto il giro della struttura; nelle corsie di degenza e presso l’Utic, l’unità di terapia intensiva coronarica. Dopo ha voluto conoscere anche i colleghi con i quali lavorerà a più stretto contatto: il primario di Cardiologia, Francesco Magliari e il responsabile di Emodinamica, Giuseppe Colonna.

Giovanni Casali ha 50 anni, è sposato, ha due figli, una ragazza di 14 anni che frequenta il liceo scientifico e un ragazzo di 12 anni, studente di seconda media. È nato a Savona, città di origine del papà, mentre la mamma è salentina di Soleto, comune dove attualmente vivono i due genitori che hanno più di 85 anni. E proprio a Soleto, presso l’abitazione degli anziani genitori, il primario del Fazzi si appoggia logisticamente in questi giorni, prima di orientarsi (probabilmente nella prossima estate) a sistemarsi nel Salento, dove ha deciso di trasferire la famiglia. La presenza dei genitori nella provincia di Lecce è stato uno dei motivi che hanno indotto il dottore Casali a partecipare all’avviso pubblico per il posto di primario al “Fazzi”.

Casali ha prestato servizio al San Camillo di Roma per quasi 18 anni (dal 1998), ricoprendo ruoli e incarichi di sempre maggiore responsabilità. Fino a sostituire il professore Francesco Musumeci durante le sue assenze.

 “Insieme alla direzione strategica della Asl abbiamo individuato due filoni – risponde Casali, in un’intervista rilasciata a Salutesalento.it- Sicuramente cercheremo di innovare le tecniche migliorando la mini invasività chirurgica.  Soprattutto sviluppando la parte interventistica. Alcuni tipi di interventi – spiega - non vengono più fatti in senso strettamente chirurgico, ma attraverso catetere. Si lavora così sull’aorta e si comincia anche sulla valvola mitrale.

Poi, dato che questo centro, nelle intenzioni degli amministratori e dei decisori politici è destinato a diventare un riferimento anche per il grande Salento, si dovrà aprire il discorso dello scompenso cardiaco, con assistenza ventricolare meccanica e con il trapianto”.

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