Allarme Uil, nuova impennata della cassa integrazione in provincia di Lecce

lunedì 4 gennaio 2016

Oltre 4 milioni le ore autorizzate in undici mesi. Giannetto, Uil: “Ripresa ancora lontana nella nostra provincia”.

La corsa della cassa integrazione, nel Salento e in Puglia, pare non avere freni. A livello regionale, nel mese di novembre 2015 il monte ore di cig è cresciuto del 67,6% su ottobre. 

In provincia di Lecce lo scenario non cambia, con un aumento congiunturale del 164,7%. 

Secondo il 10°Rapporto elaborato dalla Uil – Servizio Politiche del Lavoro su dati Inps, le ore complessivamente autorizzate alle aziende salentine nel mese di novembre sono state 593mila209 contro le 224mila110 di ottobre. A incidere su questo dato è soprattutto l’impennata della cig straordinaria, che passa da 46mila914 a 427mila204 ore (+810%). In aumento anche il ricorso alla cig in deroga (+105%, da 3mila168 a 6mila512). In calo, invece, la cassa integrazione ordinaria (-8,4) che passa dalle 174mila028 ore di ottobre alle 159mila493 di novembre.

Le ore complessivamente autorizzate dall’Inps nei primi undici mesi del 2015 salgono così a 4milioni299mila720.

“Ancora una volta ci troviamo di fronte a un dato allarmante - commenta il segretario generale Uil Lecce Salvatore Giannetto – peraltro fortemente condizionato dal consistente fermo amministrativo per le autorizzazioni della cassa integrazione ordinaria (come fa notare la stessa Inps) evidenziato dal rallentamento, ormai strutturale, dell’uso della cassa in deroga. In questo caso, i motivi sono sia la scarsezza delle risorse a disposizione delle Regioni sia i vincoli, fortemente riduttivi, che hanno fissato il tetto massimo di utilizzo a 5 mesi. È per questo – spiega - che il nostro Osservatorio ha monitorato con attenzione la cassa straordinaria, unico dato veritiero dal punto di vista socio-economico: ebbene – osserva Giannetto - l’aumento sostanziale delle ore autorizzate nella nostra provincia non può non preoccupare in quanto, per le caratteristiche di questo strumento di protezione sociale, sembra mantenersi alto il numero di imprese che sono costrette a dolorosi processi di ristrutturazione. In sostanza il sistema produttivo sembra un puzzle in cui convivono settori in (leggera) ripresa con altri in cui la crisi è ancora profonda. A tal proposito, ricordo che il quadro delle vertenze nella nostra provincia registra una drammatica assenza di risposte istituzionali su tutto il versante delle crisi aziendali più rilevanti, nonostante i numerosi tavoli aperti dal sindacato nazionale, regionale e provinciale. Solo per fare un esempio, alcune vertenze del settore industria rischiano di finire su un binario morto, dalla Bat all’Omfesa, per l’assenza di una politica industriale che rimetta in campo investimenti e riqualificazione delle maestranze, al fine di una loro ricollocazione e di nuova occupazione giovanile.

 
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