Martano, Asl chiude laboratorio di analisi. Trevisi: “Regione impugni piano di rimodulazione”

mercoledì 30 dicembre 2015

Il consigliere del M5S chiede al governo pugliese di impugnare in autotutela il piano: nel tempo, il centro si è conquistato la credibilità del territorio, vantando costi per prestazione molto più bassi rispetto alla media regionale.

“La Regione impugni in autotutela il piano di rimodulazione dell’architettura funzionale di patologia clinica dell’Asl/Le nella parte in cui prevede che le prestazioni dei laboratori di analisi dei presidi territoriali di assistenza di Martano, Campi Salentina e San Cesario vengano accentrate su un unico Polo Territoriale ovvero la Cittadella della Salute di Lecce”: è questa la richiesta avanzata dal consigliere M5S Antonio Trevisi.

La chiusura del  centro analisi di Martano non  risponderebbe, secondo il pentastellato, a nessun criterio di logicità, efficienza ed economicità ma andrebbe semplicemente a “favorire delle strutture private ed un centro pubblico che non ha mai vantato analoghe prestazioni. Chiedo per questo ad Emiliano nella qualità di assessore alla sanità regionale di impugnare in autotutela questo assurdo Piano di Rimodulazione per evitare ricorsi al TAR e aumenti di spese per l’ente regionale”.

 Il laboratorio di analisi di Martano e al poliambulatorio è uno dei centri di eccellenza dell’assistenza sanitaria del territorio salentino. Nel tempo, questo centro si è conquistato  la credibilità del territorio, vantando costi per prestazione molto più bassi rispetto la media regionale. “Tale credibilità è comprovata dalle centinaia di persone che ieri gremivano la sala consigliare del comune di Martano - commenta Trevisi - sala in cui la politica regionale era purtroppo assente e lontana perdendo l’ennesima occasione di ascoltare le esigenze dai cittadini che ormai si allontanano sempre più da questa politica d’élite, arrogante e autoritaria”.

“Troppo spesso nella nostra regione - denuncia il consigliere salentino - le strutture sanitarie vengono aperte, chiuse o accorpate senza che ci siano alla base degli Atti aziendali o altri studi di pianificazione sanitaria che tengono conto della domanda di salute dei cittadini pugliesi. Negli ultimi decenni la politica sanitaria regionale si è allontanata sempre più dalle di esigenze sanitarie locali di appropriatezza diagnostica e terapeutica rispedendo spesso ad esigenze politico-clientelare. Non è una novità - conclude - che spesso si inseriscano, si eliminino o si accorpino strutture in funzione del primario o del dirigente da sistemare causando danni alla intera comunità”. 

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