Chemioterapie al Fazzi nel caos: 24 posti per 70 utenti. Il racconto di una paziente

giovedì 10 dicembre 2015
Lo sfogo di una paziente oncologica e l'appello al direttore generale della Asl “Di chi è la responsabilità del disservizio?”.

Posti insufficienti, file infinite, gente in piedi, caos e disagi. L'oncologico a Lecce scoppia e a pagarne le spese sono i pazienti salentini. Già provati da una malattia difficile da combattere, sono anche costretti quotidianamente a fare i conti con una serie di disservizi per poter fruire delle terapie chemioterapiche.
L'ultima fotografia della situazione in cui versa il polo oncologico arriva da una giovane paziente che scrive una lettera aperta per far conoscere la situazione cui è impossibile rassegnarsi e che ancora non trova responsabili.

“Altra terapia, altra giornata infernale” racconta la giovane paziente. “Arrivo al polo oncologico alle 9, sembrerebbe esserci meno gente della scorsa settimana, ma sono troppo ottimista perché solo per entrare dal medico attendo un'ora e mezzo. Finito il consulto porto la terapia in infermeria e attendo ... attendo... attendo. Non riesco più a stare in piedi e mi siedo nel corridoi nell'unico posto che trovo, ma la pace dura poco perché la signora accanto a me tossisce, quindi torno al mio posto in piedi. Decido di accasciarmi per rilassare la schiena e una signora si alza per cedermi il posto. A mezzogiorno finalmente mi chiamano, la sala infusioni è full. Mi siedo su una sedia di legno, il signore che ha finito non sta bene e non può cedermi la poltrona. D'accordo con le infermiere comincio la terapia sulla sedia in attesa di una poltrona”.

Una situazione insostenibile cui la paziente è decisa a non rassegnarsi:
“Sono ovviamente stanca e arrabbiata, ne parlo con le infermiere (che in altro ruolo subiscono lo stesso caos) e mi chiamano la caposala, che viene subito, ascolta le mie lamentele e mi dice che manderà giù il primario. Dopo poco arriva, ascolta il disagio evidente e inappuntabile e dice che non è sua responsabilità se i posti sono pochi (24 posti per 70 utenti), se gli spazi non sono adeguati e se tutti confluiscono a Lecce a fare le terapie nella convinzione che sia un polo di eccellenza. Non è responsabilità sua se da un regime di day hospital si sia passati ad un regime di day service, sempre nell'ottica di una taglio alle spese. E ancora non è responsabilità sua se si chiama polo oncologico, ma poi di fatto vi confluiscano anche molti altri reparti. Il risultato è che il personale è sovraccarico, con tutto ciò che ne consegue anche a livello di lucidità nella somministrazione delle terapie, spesso essendo a contatto diretto con l'utenza fa da parafulmine al malumore e del disagio dei pazienti. I pazienti sono trattati come numeri, io oggi ero il 101, altrimenti qualcuno si sarebbe occupato del mio disagio, e di quello degli altri pazienti”.

Ma anche il colloquio con il primario non è risolutivo, la soluzione non si trova e tra tutti, pazienti e personale, regna una sorta di rassegnazione.
“A domanda esplicita di chi sia le responsabilità di tutto ciò” conclude la paziente “è Direzione Generale. Certo, avere tempo e voglia di trascorrere del tempo a inseguire il Direttore Generale è una grande scommessa, ma se nessuno dimostra di voler smuovere nemmeno un granello di sabbia, tocca al paziente oncologico farlo. Bene, vedremo cosa dicono in direzione”.

mp

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