15 anni di progressiva de-industrializzazione nel Salento: troppe analisi senza svolta

sabato 9 maggio 2015

È questo quanto emerso dal convegno unitario di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil Lecce nel convegno unitario tenutosi all’Hotel Hilton. Per i sindacati serve una nuova politica industriale per il territorio che lo rilanci davvero sotto il profilo economico.

Troppe analisi, poche proposte: è questo il sunto della relazione unitaria di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil nel convegno unitario all’Hotel Hilton di Lecce, sul tema della progressiva de-industrializzazione del Salento. Si è a lungo discusso, per i sindacati, sulle cause, senza però proposte dai soggetti interessati. A partire dalla crisi del Tac, con l’accordo del 2004 tra Regione Puglia e i Ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, con il quale furono stanziati 11 milioni di euro per gli ammortizzatori in deroga che non hanno prodotto il risultato sperato.

Il successivo accordo di programma, sottoscritto ad aprile del 2008 con il Ministero dello Sviluppo Economico, assegnava a questa provincia un finanziamento di 40 milioni di euro (20 dal Ministero e 20 dalla Regione Puglia). Ancora una volta la grande crisi non ha consentito alle imprese di utilizzare le risorse messe a disposizione e questo anche a causa del protrarsi, fino ai giorni nostri, della crisi insorta alla fine degli anni Novanta. Delle due più grandi aziende del basso Salento che tra Casarano e Tricase (Filanto e Adelchi), tra gli anni Sessanta e Ottanta, hanno dato lavoro a circa 5mila lavoratori del settore calzaturiero, rappresentando un forte motore di sviluppo e occupazione per quei territori, oggi sono rimaste solo macerie e desolazione.

I sindacati hanno posto l’attenzione al tema della infrastrutturazione trasportistica e tecnologica come elemento decisivo per il Mezzogiorno, per crescere e competere nel mercato globale. E ancora sull’accesso al credito, visto che resta un problema aperto dopo la totale estinzione delle “banche locali” e la preponderante resenza degli Istituti Bancari a “trazione Nordista”. C’è poi il tema della cassa integrazione nel Salento, che stando all’Osservatorio Politiche del Lavoro della UIL, Lecce è tra le prime dieci province che registrano gli aumenti più alti nel primo bimestre 2015.

Tra le proposte dei sindacati, c’è la necessità di intercettare la ripresa, di reindustrializzare il Salento valorizzando le vocazioni di chi ce l’ha fatta, di sostenere la carta di identità dei prodotti, di ridurre i costi dell’energia che incidono molto sui bilanci delle aziende (a proposito nella relazione si legge “La vicenda Tap, sul versante del rifornimento energetico di gas, è un’opportunità per il Paese e per la Puglia, anche se questo non significa sottovalutarne la portata eco-ambientale”).

Infine, per i sindacati servono politiche nazionali industriali e fiscali: “Noi pensiamo che se tutti i soggetti interessati, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, enti locali e imprenditori – si legge - , fanno congiuntamente la propria parte (utilizzando al meglio l’ultima opportunità dei fondi comunitari 2014/2020), riusciremo ad ampliare la base produttiva del Salento”.

“È ovvio – si precisa - che tutto questo deve essere supportato da politiche nazionali che guardano alla riduzione della pressione fiscale, sia per le aziende che per i lavoratori. Tutto questo deve essere supportato da politiche industriali nazionali e da una nuova politica per il Sud che premi la qualità dei prodotti e l’innovazione dei processi produttivi, al fine di avviare una nuova fase di sviluppo e favorire la stabilità occupazionale. Questa è la sfida che noi oggi, qui da Lecce , vogliamo lanciare. Ci riusciremo? Al pessimismo della ragione ci piace contrapporre, come sempre, l’ottimismo della volontà. In fondo “oggi è il domani che ieri ci faceva tanta paura ma è passato”.

TAG: economia
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