Contrae l’epatite C dopo una trasfusione: salentina risarcita dal Ministero della Salute

venerdì 6 marzo 2015

Importante sentenza della sezione lavoro del Tribunale di Lecce che ha accolto il ricorso dell’avvocato Primiceri in favore di una donna, che aveva contratto dopo una trasfusione il virus, scoprendo l’accaduto in un esame di routine.

Aveva contratto il virus dell’epatite C, a causa di una trasfusione di sangue in ospedale: ora la donna salentina, D.G.P., danneggiata dalla sanità, riceverà un importante indennizzo da parte del Ministero della Salute. A deciderlo è stata la sezione lavoro del Tribunale di Lecce con propria sentenza, accogliendo il ricorso dell’avvocato magliese, Luca Primiceri.

I fatti risalgono al 1989, quando la donna era stata ricoverata e sottoposta ad intervento chirurgico di “laparoistectomia e annessiectomia bilaterale”. A seguito dell’operazione, si era resa necessaria una trasfusione ematica. Così aveva contratto il virus epatite C, di cui scopriva l’esistenza solo nel 2009, durante un esame di routine. Parte da qui la vicenda giudiziaria, con il Ministero che si costituiva in giudizio, contestando la domanda della ricorrente perché, per quanto nella cartella clinica fossero indicati i numeri di flacone di sangue forniti, in essa non era stata espressamente annotata la emotrasfusione.

Dopo un’approfondita istruttoria, richiesta dal difensore della ricorrente, e una consulenza tecnica d’ufficio medico-legale, è stata dimostrata e provata la effettiva trasfusione; peraltro il Ministero non è riuscito a provare il contrario.

Il Tribunale ha dato ragione alla donna, sottolineando che ha diritto all’indennizzo previsto dalla legge, richiamando un rilevante orientamento della Cassazione Civile n. 837/06: “…la cronicizzazione dell’epatopatia post-trasfusionale non configura e costituisce di per sé il requisito esclusivo per accedere ai benefici della legge di sostegno, ma con la malattia post-trasfusionale deve coesistere la documentata consapevolezza, per l’assistito, dell’esistenza di un danno irreversibile”.

Importante, è quanto richiamato dal giudice nella sentenza con riferimento al pagamento della rivalutazione annuale dell’indennizzo, che lo Stato, nonostante le problematiche e gli errori sanitari, aveva rifiutato di considerare. “Al riguardo - spiega Primiceri -, l’auspicio rimane quello che lo Stato, dinanzi ad una incessante campagna di sburocratizzazione delle procedure, superi ogni atteggiamento demagogico e sia tempestivo a versare quanto dovuto, atteso che sussistono situazioni analoghe di cittadini che attendono ancora da diversi anni la corresponsione di detto indennizzo.

 

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