Asl in Procura dopo il video di Report sul venditore di pacemaker in sala operatoria

lunedì 20 ottobre 2014

È bufera dopo il servizio messo in onda dalla trasmissione condotta da Milena Gabanelli. Valdo Mellone, in una nota precisa: “Conoscevamo il caso, ma non avevamo le prove”. Si corre in Procura e il Codacons chiede alla Regione un servizio per controllare gli accessi in sala operatoria.

È bufera nella sanità locale dopo la messa in onda da parte di Report, il programma di Rai 3, condotto da Milena Gabanelli, di un servizio dove si vede un venditore di pacemaker e defibrillatori operare a fianco del cardiologo Michele Mezio Galluccio, nell’ospedale “San Giuseppe” di Copertino.

Il direttore generale dell’Asl di Lecce, Valdo Mellone, ha pubblicato una nota ufficiale in cui sottolinea come “la messa in onda di un filmato girato all'interno di una sala di elettrofisiologia dell'ospedale di Copertino, getta nuova luce su un episodio già segnalato da Boston Scientific, nostra fornitrice e collaboratrice, in data 22 aprile 2014”.

“Nella occasione di cui sopra – prosegue - Boston Scientific ci comunicava di aver risolto in via disciplinare il rapporto di lavoro con un suo dipendente, per aver ‘fornito un aiuto al medico’ in corso di effettuazione di un intervento di riposizionamento di elettro-catetere, al quale lo stesso presenziava quale specialista di prodotto. Alla luce del filmato mandato in onda, del quale è in corso l'acquisizione, l'azienda ha formalizzato una prima segnalazione in Procura della Repubblica ed ha avviato i necessari accertamenti”.

Gli obiettivi dell’Asl sono quelli di stabilire le circostanze effettive dei fatti (viene riferito per vie brevi che poteva trattarsi di circostanza di emergenza) e personale presente, con verifica della legittimazione; l’operato effettivo del personale presente in sala, al fine di definire se siano state violate e in che misura le norme che riservano al personale medico determinate procedure sul paziente; grado di responsabilità di tutto il personale presente ed operante in sala”.

“Dalle prime evidenze – precisa - comunque risulta che l'intervento (del 18 novembre 2013, ndr), ad alta delicatezza, è stato concluso con successo dal medico responsabile della procedura, già operatore di alta qualificazione e prudenza, oggi cessato dal servizio”.

Il Codacons Lecce, intanto, chiede alla Regione Puglia di introdurre l’obbligo di inserire nelle cartelle di ricovero un registro degli accessi in sala operatoria e a predisporre un sistema di videoregistrazione: “La presenza in sala operatoria di personale addetto alle vendite di dispositivi medici (quale che sia il suo ruolo, e dunque anche qualora sia di mero ausilio al chirurgo impegnato nell’intervento) – spiega il responsabile dello sportello cittadino, Massimo Todisco, costituisce una pratica che, se realmente diffusa come riferito, è da stigmatizzare con forza”.

La proposta del Codacons nasce proprio per venire incontro alla difficoltà dell’Asl che era a conoscenza del fatto, ma che non aveva potuto procedere per l’assenza di una prova. Contestualmente il Codacons ha inviato all’Asl Lecce una diffida al rispetto del diritto alla salute, invitando la direzione sanitaria ed amministrativa ad un più attento e puntuale monitoraggio delle attività svolte in sala operatoria, anche attraverso la dotazione di nuovi e più idonei strumenti.

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