L’Eternide, il primo film sugli ex-lavoratori ammalati di amianto

sabato 10 agosto 2013
Sarà proiettato domenica sera a Castiglione, il documentario realizzato dai registi Donato Nuzzo e Fulvio Rifuggio: un modo per ricordare una tragedia senza fine, nell’attesa che venga fatta giustizia.

Misconosciuta, silenziosa, ma incredibilmente presente, ancora, nel vissuto di molti. Questa è stata l’Eternit, la fabbrica di amianto che, fino a meno di un ventennio fa, ha impiegato e fagocitato centinaia di operai del Salento. Racconta di loro, del riscatto cercato in un lavoro in Svizzera e dell’amaro ritorno in patria con malattie al seguito, L’Eternide, il primo documentario sugli ex  lavoratori pugliesi di Niederurnen.

Il documentario sarà presentato in anteprima nazionale domenica 11 agosto, alle 21.30, a Castiglione d’Otranto, in occasione della terza edizione della Festa delle Migrazioni. La proiezione pubblica, col patrocinio del Comune di Andrano e l’impegno dell’associazione A.B. Michelangeli, sarà ospitata nel luogo simbolo delle partenze e dei ritorni, la stazione ferroviaria delle linee Sud-Est. L’ingresso è libero.

La videoinchiesta, per la regia di Donato Nuzzo e Fulvio Rifuggio, è stata realizzata da Mexapya Produktio, col patrocinio della Regione Puglia e con il contributo di Kanton Glarus, Pugliesi Nel Mondo e Swisslos Lotteriefonds. È un viaggio inedito e difficile, che fa la spola tra il Capo di Leuca e la Svizzera. È con occhio critico, lucido, ma con grande passione che Nuzzo e Rifuggio analizzano le condizioni in cui gli emigranti pugliesi sono stati costretti a lavorare, esponendosi alle polveri d’asbesto nelle fabbriche elvetiche, che hanno prodotto amianto sino al 1998 nella cittadina svizzera di Niederurnen.

Dopo il documentario d’esordio In Nome Del Padre, legato sempre all’emigrazione in Svizzera, per la prima volta la casa di produzione sperimenta la formula del crowdfunding, a beneficio della distribuzione di questo lavoro: a fronte di ogni quota da 10 euro richiesta, verranno corrisposte due copie del documentario. Un modo per garantire le produzioni dal basso.

“Ignazio Gesuino Chiarello- raccontano i registi- non può piangere. Il cancro se l’è portato via 23 anni fa, quando aveva 55 anni, venti dei quali trascorsi a lavorare all’Eternit, in Svizzera. Per lui ha pianto la moglie Assunta Orlando, tre figli cresciuti da sola. Mio marito lavorava alla macchina macina-sale: dalle polveri faceva pasta d’amianto e nel frattempo firmava la sua condanna a morte. Quando tornava a casa non sapevi più se era uomo o se era polvere”. Ippazio è stato il primo morto dell’Eternit di Niederurnen tra Corsano e paesi limitrofi. Non è stato l’ultimo. Abbiamo pensato a lui. E poi a tutti loro”.

Il film parte da queste esperienze di vita, ma poi scava, approfondisce, rielabora, attraverso l’aiuto di medici esperti, che tuttora collaborano con l’Associazione Emigranti esposti e Familiari salentini Vittime amianto Svizzera. È con loro che si esplorano documenti inediti, che rendono assordante il silenzio studiato a tavolino sulle conseguenze provocate dall’amianto. Il documentario si avvale, inoltre, della collaborazione di Bruno Pesce, portavoce dell’Associazione Vittime amianto di Casale Monferrato. Non solo, a dare il proprio contributo alla ricostruzione di L’Eterneide c’è anche il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, pm nel processo che, il 13 febbraio 2012, ha portato il tribunale di Torino a emettere una sentenza storica, poi confermata in appello, con la condanna dei vertici dell’Eternit per “disastro ambientale doloso permanente” e per “omissione volontaria di cautele antinfortunistiche”. Ora si aspetta che anche per gli operai salentini, ammalatisi di cancro e non solo, si avvii un nuovo procedimento giudiziario. Per poter ottenere giustizia.

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