L’Ambito di Zona di Poggiardo senza assistenza sanitaria domiciliare

sabato 26 gennaio 2013
Scarsità di personale e fondi le cause dell’inefficiente servizio offerto dal Consorzio dei Servizi Sociali. La Spi Cgil: “La soluzione? Utilizzare il personale dismesso dall’ospedale Pispico”. 

I sindacati lanciano l’allarme. Il Consorzio dei Servizi Sociali di Poggiardo non garantisce più un’adeguata assistenza sanitaria domiciliare. Questo è stato uno degli argomenti principali di cui si è discusso lo scorso 18 gennaio presso la sede comunale, all’interno del tema centrale riguardante la riprogrammazione dei servizi per il 2013. Presenti alla riunione il direttore del Consorzio dei Comuni, Rossano Corvaglia, i dirigenti locali della Asl, le componenti l’Ufficio di Piano, i rappresentanti dei Comuni di Andrano e Santa Cesarea Terme, il sindaco di Poggiardo, Giuseppe Calafati, nonché i sindacati dei pensionati, Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil, e i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil. 

Le priorità di intervento sono state individuate nel welfare d’accesso, nei servizi comunitari a ciclo diurni, nei servizi e strutture residenziali, nelle misure a sostegno delle responsabilità familiari e, appunto, nei servizi domiciliari. Per garantire un efficace erogazione di tutti questi servizi occorrerebbero fondi per un totale di 1.215.474,77 euro, ma il budget attualmente disponibile nell’Ambito è di circa 886mila euro. In merito all’Assistenza Domiciliare Integrata (Adi), i sindacati hanno sottolineato la necessità di riprogrammare, riqualificare e ampliare il servizio utilizzando in modo appropriato le disponibilità economiche; non solo le oltre 100mila euro erogate dalla Regione, ma anche le circa 92mila euro destinate alla Puglia provenienti dallo sblocco del Fondo Sviluppo e Coesione. Per accedere a tali finanziamenti occorre proprio una specifica programmazione aggiuntiva, incrementando l’assistenza socio-sanitaria a domicilio. 

Un intervento necessario alla luce dei dati: solo 7 utenti dei 15 comuni inseriti nell’Ambito hanno beneficiato dell’assistenza a domicilio e appena 30 sono stati coloro che hanno usufruito della sola assistenza sanitaria, su una popolazione che conta circa 46mila abitanti, di cui il 19% composto da ultra sessantacinquenni. L’inefficienza dell’Adi si presenta, ad ogni modo, anche in tutti gli altri ambiti di zona della provincia, ma Ninì De Prezzo, segretario generale Spi Cgil Lecce, offre una prima soluzione: “La dismissione di alcuni reparti dell’ospedale di Poggiardo ha portato in mobilità molto personale medico e infermieristico; un patrimonio di risorse umane che può benissimo essere impiegato per l’assistenza sanitaria a domicilio”. 

Alessandro Chizzini 

(fonte: Belpaese)
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